Impianto Allarme

1.1. A cosa serve un impianto di allarme antintrusione

L’impianto di allarme antintrusione deve:

• rilevare quanto prima possibile ogni tentativo di accesso non autorizzato;

• garantire il pronto intervento di personale professionalmente preparato;

• rappresentare un deterrente alle intenzioni del malintenzionato.

Tale impianto si deve integrare alla sicurezza di tipo passivo; per far si che un’abitazione sia davvero protetta deve necessariamente esistere un equilibrio fra la protezione attiva (impianto allarme, video citofono e telecamere, controllo accessi, ecc.) e quella passiva (porte e vetri blindati, inferriate, serrande, casseforti, ecc.).

Per esempio, in una casa edificata in un luogo isolato un sofisticato impianto d’allarme antintrusione può essere inutile se le porte e le finestre al piano terra non hanno una struttura sufficientemente resistente. II ladro ha in questo caso molto tempo a disposizione, a causa dell’isolamento dell’abitazione, per compiere un’intrusione e fuggire indisturbato prima di qualsiasi intervento. Al contrario, la sola protezione passiva permetterebbe comunque al ladro che Ia superasse una permanenza non rilevabile, a tempo indeterminato, all’interno dell’abitazione.

1.2 Analisi del rischio

L’analisi del rischio è necessaria per valutare la vulnerabilità della propria abitazione, e rappresenta il primo, fondamentale passo per l’elaborazione del progetto di impianto antintrusione.

Essa deve considerare tutti i possibili fattori che influenzano la vulnerabilità, quali, ad esempio:

- se la località è isolata o no;

- se lo stabile ha portierato, una o più scale interne:

- se le strade adiacenti sono private o ad alto scorrimento, se vi sono cortili interni;

- se la porta è chiusa con serratura normale, di sicurezza (tipo H, a paletti verticali);

- se l’abitazione è protetta con porte blindate di sicurezza;

- se l’abitazione è vicina a negozi, uffici o ad altre abitazioni;

- il piano a cui l’abitazione è posta (terra, intermedio, ultimo piano);

- se l’ingresso è singolo o doppio:

- se vi sono finestre o balconi su strade o su cortili/vicoli interni;

- le abitudini degli abitanti durante le ferie;

- le abitudini quotidiane degli abitanti;

- ecc. ecc.

E’ fondamentale che tale analisi venga effettuata da professionisti specializzati nella progettazione di impianti d’allarme antintrusione.

2. Il Lessico della sicurezza

Allarme improprio: Allarme generato da eventi o cause che non corrispondono ad un tentativo di intrusione, ma all’attivazione di un sensore causata da un fenomeno fisico, tipico della funzionalità del sensore stesso.

Analisi del rischio: Studio delle metodologie da adottare per la difesa e la protezione dei beni e degli ambienti.

Antirapina: Dispositivi, procedure ed apprestamenti in genere miranti a diminuire il rischio di rapina ed a limitare le conseguenze negative del crimine.

Attestato di conformità: Documento rilasciato da un laboratorio indipendente garantisce che il campione del prodotto, sottoposto a verifica, risponde ad una data norma tecnica. L’attestato è valido solo per il campione provato, e il costruttore non può vantare una rispondenza automatica sugli altri prodotti costruiti.

Autocertificazione: Documento rilasciato dal costruttore che attesta la conformità del prodotto a determinate norme tecniche.

Cablato: Collegato con cavi.

CEI: Comitato Elettrotecnico Italiano.

CENELEC: Cornité Européen de Normalisation Electrotechnique.

Centro operativo: Struttura dotata di particolari elaboratori che sono in grado di registrare automaticamente i segnali provenienti dagli antifurto elettronici ad essi collegati, allertando personale appositamente addestrato al pronto intervento. Ne esistono di pubblici e privati.

Certificato di conformità: Rilasciato da un ente terzo indipendente è l’attestato che il prodotto (non solo il campione provato) risponde alle specifiche norme di buona tecnica. Il certificato rilasciato da una ditta registrata presso IMQ ha per titolo: “Certificato di installazione e verifica funzionale”.

Certificazione di qualità: Attestazione rilasciata ad una azienda che applica rnetodi produttivi ed organizzativi conforrni alle norme Iso 9001:2000.

Certificazione: Accertamento tecnico svolto da organizzazioni ufficialmente riconosciute cui si sottopongono dispositivi ed aziende.

Conformità: Corrispondenza a quanto atteso.

Dispositivo autoalimentato: Dispositivo che incorpora la propria sorgente di alimentazione elettrica.

Norme CEI: Norme emesse dal Comitato Elettrotecnico Italiano. Apparecchi e impianti realizzati in conformità alle norme CEI sono da considerare realizzati a regola d’arte.

Password: Letteralmente “parola d’ordine”, è una sequenza di caratteri alfanumerici utilizzata quale controllo per accedere a informazioni o funzioni protette.

Privacy: Diritto di difendere la propria riservatezza e intimità personale da ogni tipo di indiscrezione.

Sicurezza attiva: Si riferisce ai mezzi di difesa che reagiscono all’attacco dei ladri come antifurto elettronici, telecamere dotate di particolari caratteristiche.

Sicurezza passiva: Si riferisce ai mezzi di difesa che resistono passivamente all’attacco dei ladri come casseforti, porte blindate, grate, persiane blindate, muri in calcestruzzo, camere corazzate, vetri blindati e antiproiettili.

Telematica: Insieme dei servizi di natura od origine informatica che possono essere forniti e fruiti attraverso una rete di telecomunicazione. I mezzi trasmissivi più usati sono le linee telefoniche (con conduttori metallici o fibre ottiche) e le onde radio.

3. Configurazione dell’impianto

3.1 1 componenti di un impianto di allarme antintrusione

Un impianto di allarme antintrusione è sernpre composto da tre parti fondamentali:

• la centrale di allarme, “cervello” dell’impianto, che prevede sempre un dispositivo di attivazione (inserimento/disinserimento);

• I rivelatori, che rilevano i tentativi di intrusione;

• I dispositivi di allarme locali e/o remoti (sirene, combinatori telefonici).

I rivelatori inviano i segnali di allarme alla centrale, la quale attiva i dispositivi di allarme previsti.

Sia un semplice impianto domestico sia quello complesso di una banca hanno sempre presenti questi tre elementi, anche se il loro grado di sofisticazione e il loro numero può cambiare significativamente a seconda dell’applicazione.

La centrale di allarme

E’ l’unità a cui arrivano i segnali provenienti dai rivelatori e da cui vengono attivati i dispositivi di allarme quando si è in presenza di una situazione di intrusione.

La centrale esegue e controlla le seguenti attività:

• Programmazione del le funzioni dell’impianto.

Le operazioni di inserimento e disinserimento dell’impianto devono essere semplici e le indicazioni chiare e di facile comprensione.

I comandi alla centrale per attivare o disattivare l’impianto di allarme sono impartiti da dispositivi dotati di un codice di sicurezza personale. Questi dispositivi possono essere tastiere a codice, telecomandi o chiavi elettroniche.

Ulteriore funzionalità dei dispositivi di comando è il codice antirapina, utile quando il malintenzionato costringe con la forza il proprietario di casa a disattivare l’antifurto: digitando un codice opportuno viene inviato un allarme silenzioso a distanza attraverso il combinatore telefonico.

• Ricezione dei segnali di allarme e/o manomissione.

E’ opportuno che ad ogni rivelatore corrisponda un circuito della centrale. Ciò consentirebbe, in caso di guasto o di altre necessità, di escludere la singola zona, mantenendo attivo il resto dell’impianto: ad esempio è possibile escludere la stanza da letto durante la notte mantenendo attivi gli altri rivelatori.

• Comando dei dispositivi di allarme.

• Alimentazione elettrica.

La centrale deve essere provvista di una batteria di accumulatori che consenta un’adeguata autonomia dell’impianto, anche in mancanza di energia elettrica.

I rivelatori

Sono i dispositivi che permettono di rilevare la presenza di un intruso, riconoscendo modificazioni fisiche nell’area protetta. Nel corso degli anni, sono stati messi a punto rivelatori sensibili a diversi principi fisici, migliorandone nel contempo l’affidabilità.

Oggi sono disponibili sul mercato vari tipi di rivelatori che funzionano in base a diversi principi fisici:

- contatti magnetici: rilevano l’apertura non autorizzata di porte e finestre attraverso Ia disconnessione di due elementi magnetici normalmente a contatto;

- rivelatori a infrarossi attivi: composti da fasci di luce infrarossa (non visibili all’occhio), rilevano l’interruzione dei fasci provocata dal passaggio del malintenzionato;

- rivelatori a microonde e a ultrasuoni: rilevano il movimento dell’intruso in un ambiente;

- rivelatori a infrarossi passivi: rilevano il calore emanato dal corpo dell’intruso.

Esistono anche rivelatori a “doppia tecnologia”, che integrano due diversi tipi di tecnologie di rivelamento (ad esempio microonde + infrarossi passivi oppure ultrasuoni + infrarossi passivi). La peculiarità di questi rivelatori è quella di poter integrare le funzionalità delle due tecnologie, permettendo di segnalare la condizione di allarme solo quando entrambe sono state attivate. II vantaggio che ne deriva è quello di diminuire in modo significativo l’incidenza dei falsi allarmi laddove il progettista ritenga che ne sussista il rischio.

I dispositivi di allarme

La segnalazione dell’allarme, cioè la comunicazione a qualcuno del fatto che è in atto un tentativo di intrusione, è la funzione fondamentale dell’ impianto antintrusione e con essa si chiude il ciclo che inizia con la rilevazione. Una volta che l’informazione di allarme proveniente dai rivelatori arriva alla centrale. questa la memorizza e attiva i dispositivi di allarme predisposti per segnalare tale situazione.

La segnalazione dell’allarme può essere inviata a distanza e/o in locale.

Per la segnalazione a distanza è necessario un dispositivo automatico di chiamata in grado di inviare messaggi di allarme a distanza (teleallarme).

Il collegamento alle Forze dell’Ordine, subordinato al rilascio dell’apposita autorizzazione da parte della Questura è gratuito, mentre il collegamento alla sala operativa di un Istituto di Vigilanza privato avviene tramite contratti che garantiscono il pronto intervento e offrono la possibilità di usufruire di ulteriori servizi specializzati.

E’ inoltre possibile trasmettere il messaggio d’allarme a una serie di numeri telefonici di persone di fiducia, memorizzati in fase di installazione dell’impianto.

Per la segnalazione locale diverse sono le tecniche in uso:

la più nota è quella di emettere suoni di elevata intensità, conformi alle norme vigenti, utilizzando dispositivi acustici, come le sirene.

La sirena può essere dotata di lampeggiatore, che facilita l’individuazione del luogo (la cui proviene l’allarme.

Cosa comunicare nel messaggio d’allarme

E’ fondamentale che il messaggio di allarme sia preciso e dia tutte le informazioni necessarie per il pronto intervento. Un messaggio standard è il seguente: “Attenzione. allarme automatico, furto in atto presso l’abitazione del sig.___ , via___, località___ , tel.___”

3.2 Tipologia di sistemi di allarme antintrusione

3.2.1 Sistemi filari (cablati)

L’impianto d’allarme cablato, cioè con gli elementi dell’impianto tra loro connessi da conduttori (fili), viene alimentato a bassa tensione ed è necessario che tutti i componenti del sistema vengano collegati da una rete di cavi. Alcuni tipi di impianto hanno la caratteristica di poter essere inseriti, con i dovuti accorgimenti, nell’impianto elettrico preesistente, senza dover rompere i muri.

3.2.2 Sistemi senza fili (via radio)

I sistemi di allarme elettronici senza fili, noti anche come “wireless”, utilizzano le onde radio per il trasporto delle informazioni e delle segnalazioni (allarmi, segnalazioni di batteria insufficiente, manomissioni, …) necessarie al funzionamento e alla gestione dell’impianto.

Questi segnali collegano via etere le varie apparecchiature che compongono l’impianto.

Fino ad alcuni anni fa, nel nostro Paese la loro diffusione era piuttosto limitata, soprattutto a causa della diffidenza da parte degli installatori e degli utilizzatori, preoccupati per quelli che venivano considerati i problemi intrinseci di questo tipo di apparecchiature: l’incidenza di falsi allarmi dovuta a interferenze radio, la vulnerabilità radio del sistema, la durata delle batterie che alimentano i sensori e la certezza dei dati provenienti dai sensori.

Oggi ci troviamo in una situazione completamente diversa dovuta alla notevole evoluzione tecnica che consente nuove applicazioni rese possibili da tecnologie sempre più affidabili: un esempio per tutti quello della telefonia mobile.

Le tappe più significative di questa evoluzione nei sistemi di allarme senza fili si concretizzano con:

• l’utilizzo di nuove tecnologie radio, che conferisce al sistema un elevato grado di sicurezza;

• l’introduzione di nuovi materiali per la realizzazione delle batterie: in questo modo si ottengono lunghe autonomie di funzionamento:

• la sempre più ampia disponibilità di tipologie diverse di sensori.

Ecco perché, oggi, è possibile realizzare con i sistemi senza fili impianti antintrusione caratterizzati da prestazioni ed affidabilità paragonabili a quelle dei sistemi filari.

I sistemi antintrusione via radio possono essere totalmente senza fili o parzialmente senza fili.

I primi sono costituiti da dispositivi totalmente “senza fili” compresi la sirena e la centrale, mentre i secondi hanno la centrale di allarme collegata alla rete elettrica e la sirena esterna cablata.

I sistemi senza fili operano con segnali radio le cui frequenze sono di libero uso ed autorizzate dal Ministero delle Comunicazioni: è importante rilevare che sia la potenza che la durata della trasmissione dei segnali non costituiscono in alcun modo danno per la salute dell’uomo.

Un buon sistema senza fili deve avere le seguenti caratteristiche:

- monitoraggio della presenza di eventuali disturbi radio:

- controllo periodico della presenza delle apparecchiature del sistema;

- identificazione dello stato di ogni singola apparecchiatura (allarme, manomissione, batteria scarica);

- codifica univoca delle apparecchiature che compongono il sistema.

L’autonomia del sistema, le cui apparecchiature sono alimentate da batterie interne, è un dato importante su cui deve essere posta particolare attenzione: normalmente le autonomie sono di 2, 3 o più anni.

3.2.3 Sistemi misti

In alcuni casi gli esperti della sicurezza consigliano di adottare impianti di allarme misti, ovvero con parte dell’impianto realizzato via cavo (ad esempio dove sono previste canalizzazioni) e parte via radio. Di solito la posa dei cavi è prevista solo per alimentare la centrale d’allarme e le sirene, mentre gli altri componenti funzionano a onde radio.

3.2.4 Sistemi integrati

Costituiscono l’abbinamento delle misure di protezione attiva con quelle passive: una forma di sicurezza integrale che è anche una valida risposta alle tecniche di effrazione più sofisticate. Ad esempio nell’impianto integrato la serratura elettronica della porta blindata può essere collegata al sistema di allarme antintrusione.

3.3 Confronto tra soluzioni installative

3.3.1 Impianto filare (cablato)

- Vantaggi: è sicuro perché tutti i componenti sono collegati da una rete di cavi: tagliando i fili, scatta subito l’allarme; il costo dei singoli apparecchi è solitamente inferiore rispetto ai corrispondenti senza fili.

- Svantaggi: i costi di installazione del cablaggio sono piuttosto elevati.

3.3.2 Impianto senza fili (via radio)

- Vantaggi: l’installazione non richiede lavori di muratura e viene effettuata in poco tempo. Vi è, quindi, un risparmio sui costi di manodopera si può facilmente modificare ed ampliare nel tempo e, in caso di trasloco, reinstallare nella nuova casa.

- Svantaggi: il collegamento tra i vari componenti può presentare. in alcuni casi particolari, problematiche legate alle interferenze radio: non dimentichiamo, infatti, che l’etere è utilizzato per tante altre trasmissioni. li costo dei singoli apparecchi è solitamente superiore ai corrispondenti con fili.

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