Norme

LEGGI, NORME TECNICHE E CERTIFICAZIONI

1 Leggi
Gli impianti antintrusione. in quanto elettrici/elettronici, sono soggetti all’applicazione della legge 46/90:

Legge 46/90

Norme per la sicurezza degli impianti
legge 5 marzo 1990. n° 46. pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale ella Repubblica Italiana n° 59 del 12 marzo 1990
Testo del decreto della legge 46/90 riguardante la normativa per la realizzazione e l’omologazione degli impianti
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n°38 del 15 febbraio 1992

Tale legge impone che gli impianti vengano costruiti a regola d’arte e ricorda che materiali ed i componenti realizzati secondo le norme tecniche di sicurezza dell’Ente italiano di unificazione (UNI) e del Comitato elettrotecnico italiano (CEI), nonché nel rispetto di quanto prescritto dalla legislazione tecnica vigente in materia, si considerano costruiti a regola d’arte. (art. 7).

Legge 46/90 Art. 7 Installazione degli impianti
1. Le imprese installatrici sono tenute ad eseguire gli impianti a regola d’arte utilizzando allo scopo materiali parimenti costruiti a regola d’arte. I materiali ed i componenti realizzati secondo le norme tecniche di sicurezza dell’Ente italiano di unificazione (UNI) e del Comitato elettrotecnico italiano (CEI), nonché nel rispetto di quanto prescritto dalla legislazione tecnica vigente in materia, si considerano costruiti a regola d’arte.

Quindi per rispettare le leggi vigenti la soluzione più semplice è quella di realizzare gli impianti seguendo le indicazioni fornite dalle norme CEI per quanto riguarda la parte elettrica.

8.2 Norme CEI nel settore antintrusione

Attualmente sono in vigore alcune norme di origine europea (identificate dalla sigla EN oppure TS nel caso si tratti di una Specifica Tecnica) ed altre esclusivamente italiane che coprono aspetti non ancora trattati dalle norme europee.

Riportiamo qui di seguito l’elenco delle principali norme attinenti gli impianti antintrusione in vigore al momento.

Ricordiamo che l’elenco completo e aggiornato delle norme CEE nel settore antintrusione può essere visionato consultando il sito www.ceiweb.it: il comitato tecnico che gestisce tali norme è il CT 79, che ha per titolo “Sistemi di rilevamento e segnalazione per incendio, intrusione, furto, sabotaggio e aggressione.”

• CEI 79-2 Impianti antieffrazione. antintrusione, antifurto e antiaggressione. Norme particolari per
le apparecchiature.
• CEI 79-3 Impianti antieffrazione, antintrusione, antifurto e antiaggressione. Norme particolari per
gli impianti antieffrazione e antintrusione.
• CEI 79-16 Requisiti per apparecchiature e sistemi di rilevazione e segnalazione di allarme intrusione, antifurto e antiaggressione “senza fili” che utilizzano collegamenti in radio frequenza.
• CEI EN 50136-1-1 Sistemi di allarme. Sistemi ed apparati di trasmissione allarmi. Parte 1-1 Requisiti
generali per i sistemi di trasmissione allarmi.
• CEI EN 50 136-1-2 Sistemi di allarme. Sistemi ed apparati di trasmissione allarmi. Parte 1-2 Requisiti per sistemi che usano collegamenti dedicati.
• CEI EN 50136-1-3 Sistemi di allarme. Sistemi ed apparati di trasmissione allarmi. Parte 1-3 Requisiti per sistemi con dispositivi di comunicazione digitale che usano la rete telefonica pubblica commutata.
• CEI EN 50 136-1-4 Sistemi di allarme. Sistemi ed apparati di trasmissione allarmi. Parte 1-4 Requisiti per sistemi con dispositivi di comunicazione vocale che usano la rete telefonica pubblica commutata.
• CEI EN 50 136-2-1 Sistemi di allarme. Sistemi ed apparati di trasmissione allarmi. Parte 2-1 Requisiti generali per gli apparati di trasmissione allarmi.
• CEI EN 50136-2-2 Sistemi di allarme. Sistemi ed apparati di trasmissione allarmi. Parte 2-2 Requisiti per gli apparati utilizzati in sistemi che usano collegamenti dedicati.
• CEI EN 50136-2-3 Sistemi di allarme. Sistemi ed apparati di trasmissione allarmi. Parte 2-3 Requisiti per gli apparati utilizzati in sistemi con dispositivi di comunicazione digitale che usano la rete telefonica pubblica commutata.
• CEI EN 50 136-2-4 Sistemi di allarme. Sistemi ed apparati di trasmissione allarmi. Parte 2-4 Requisiti per gli apparati utilizzati in sistemi con dispositivi di comunicazione vocale che usano la rete telefonica pubblica commutata.
• CEI CLC/TS 50 136-4 Sistemi dì allarme. Sistemi ed apparati di trasmissione allarmi. Parte 4 Apparati di visualizzazione utilizzati nei centri di ricezione di allarmi.
• CEI CLC/TS 50 136-7 Sistemi di allarme. Sistemi ed apparati di trasmissione allarmi. Parte 7 Guide
di applicazione.
• CEI EN 50131-1 Sistemi di allarme. Sistemi di allarme intrusione. Parte 1 Prescrizioni generali.
• CEI CLC/TS 5013 1-3 Sistemi di allarme. Sistemi di allarme intrusione. Parte 3 Apparati di controllo
e indicazione (Centrale d’allarme).
• CE1 EN 50131-6 Sistemi di allarme. Sistemi di allarme intrusione. Parte 6 Alimentatori.
• CEI CLC/TS 5013 1-7 Sistemi di allarme. Sistemi di allarme intrusione. Parte 7 Guide di applicazione.

8.3 Certificazione di prodotto

La conformità dci prodotti alle norme CEI può essere testimoniata con tre diverse modalità:

• dichiarazione da parte del costruttore;
• attestato di conformità, rilasciato da un laboratorio di prova: esso è valido solo per il campione sottoposto a
verifica;
• certificato di conformità del prodotto, rilasciato da un ente di certificazione (indipendente dal costruttore): esso
è valido per l’intera produzione di un singolo modello.

In generale il certificato di conformità di prodotto, emesso da un ente di certificazione indipendente, ha lo scopo di garantire all’acquirente che un prodotto, inteso non come singolo campione, ma come intera produzione, è costruito conformemente ad una o più norme tecniche. A tal fine l’ente di certificazione esegue prove su uno o più campioni scelti a caso tra la normale produzione e verifica le capacità produttive e di controllo qualità dello stabilimento produttivo.

In Italia i prodotti per gli impianti antintrusione sono certificati in conformità alle norme CEI 79-2 e CEI 79-16 dall’IMQ (Istituto Italiano del Marchio di Qualità). L’acquirente ha evidenza dell’esistenza del certificato di conformità dal marchio, visibile sul prodotto, qui sotto riprodotto.

In assenza di certificato di conformità, l’acquirente può confidare sulla sola dichiarazione del costruttore. L’attestato di conformità non fornisce la certezza che il prodotto acquistato, derivante dalla normale produzione, corrisponda al campione provato in laboratorio.
Attraverso il certificato di conformità l’ente certificatore si rende responsabile di attestare all’acquirente che il prodotto è conforme alle norme.

8.4 Certificazione di impianto

L’utilizzo di prodotti provvisti di certificato di conformità di prodotto non costituisce una garanzia che l’impianto sia conforme alle norme.
La conformità degli impianti alle norme CEI può essere testimoniata con due diverse modalità:

• dichiarazione da parte dell’installatore.

• certificato di Installazione e Collaudo “Sistema di certificazione IMQ per Impianti d’Allarme”, che può essere rilasciato solo da un installatore registrato presso IMQ.

IMQ gestisce infatti il sistema di registrazione “Ditte installatrici di sistemi di sicurezza” che ha lo scopo di offrire all’acquirente di un impianto la stessa garanzia fornita all’acquirente di un prodotto tramite il certificato di conformità di prodotto.
L’elenco delle ditte registrate è liberamente consultabile telefonando all’IMQ oppure visionando il sito web dell’IMQ (www.irnq.it).

La procedura per la concessione della registrazione è stabilita da un apposito Regolamento che prevede la qualificazione iniziale della ditta installatrice attraverso:

• una visita ispettiva presso la sede della ditta stessa;
• la verifica dell’organizzazione della ditta per l’installazione, il collaudo, l’assistenza e la manutenzione degli impianti realizzati;
• un sopralluogo ad alcuni impianti realizzati da almeno sei mesi;
• un colloquio con il responsabile tecnico, avente per argomento le Norme CEI ed i criteri di progettazione di sistemi di sicurezza.

É poi prevista una serie di azioni per il mantenimento nel tempo della registrazione.
La registrazione è valida per:

• zone di attività (una o più province o regioni);
• uno o più livelli di prestazione degli impianti (secondo la classificazione indicata nella norma CEI 79-3).

La ditta installatrice può rilasciare il certificato IMQ di conformità dell’impianto solo per gli impianti con livello di prestazione per il quale è stata autorizzata, realizzati nelle zone di registrazione.

In ogni caso la ditta stessa si impegna, con l’accettazione del regolamento, ad eseguire tutti gli impianti, certificati e non, in conformità alle norme CEI.

Il Regolamento prevede inoltre che la ditta impieghi, per la realizzazione degli impianti certificati IMQ, apparecchiature munite di marchio IMQ-A Sistemi di Sicurezza e si sottoponga volontariamente a far verificare periodicamente un certo numero di impianti all’IMQ, scelti a campione tra quelli eseguiti.

8.5 1 vantaggi della certificazione

Molteplici sono i vantaggi che il sistema di certificazione IMQ-A offre alle parti coinvolte (costruttore, installatore, cliente):

• per il costruttore: la qualificazione della propria produzione;

• per l’installatore: la qualificazione della propria ditta, la disponibilità di apparecchiature di livello tecnico più elevato e comunque certificato;

• per il cliente: la garanzia di serietà e professionalità offerta da una ditta registrata, l’installazione di un impianto conforme ad una normativa riconosciuta con apparecchiature certificate, la possibilità di ottenere la valorizzazione del suo investimento in “sicurezza” presentando il Certificato di installazione e verifica funzionale IMQ-A nel corso della sottoscrizione di una polizza furto con la sua Impresa Assicuratrice.

RESPONSABILITÀ DEL CLIENTE

1 Obblighi imposti dalla legge 46/90

La legge 46/90, all’art. 10. prescrive che il committente affidi i lavori esclusivamente ad imprese abilitate, la violazione è specificamente sanzionata.
Pertanto, prima di sottoscrivere il contratto di acquisto di un impianto antintrusione, il cliente ha l’obbligo di esaminare il certificato di riconoscimento dei requisiti tecnico-professionali dell’azienda installatrice per verificare che sia abilitata a realizzare gli impianti di cui alle lettere “a” e della legge 46/90.

Infatti per poter esercitare alcune attività impiantistiche è fondamentale possedere precisi requisiti tecnico-professionali. Il legislatore prescrive, nella già citata legge 46/90, che il certificato di riconoscimento dei requisiti tecnico-professionali, venga rilasciato dalla Camera di Commercio ed Artigianato, indicando l’attività impiantistica per la quale il soggetto richiedente viene abilitato.

Relativamente agli impianti antintrusione vengono abilitati tutti i soggetti che possiedono i requisiti tecnico professionali previsti per l’esecuzione degli impianti elettronici in genere (art. I, lettera b).

Pertanto gli artigiani o le imprese abilitate diversamente, ad esempio solo per gli impianti elettrici (art. I, lettera a) non sono autorizzati a realizzare impianti antintrusione, né a rilasciare la prescritta dichiarazione di conformità.

2 I segnalatori acustici e la normativa anti rumore

Le norme che tutelano i cittadini dell’aggressione da rumore sono numerose e complesse, in ogni caso la struttura normativa fa riferimento in particolare all’art. 844 del codice civile ed all’articolo 659 del codice penale che prevede anche il reato di “disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone” (punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 600.000 delle vecchie lire).
Gli impianti antintrusione vengono normalmente dotati di “sirene”. Per evitare di incorrere nei reati anzidetti è necessario che i segnalatori acustici (sirene) siano costruiti conformemente alle norme CEI e quindi siano dotati di particolari accorgimenti elettronici che, in caso di mal funzionamento dell’impianto, bloccano l’emissione sonora.
Ciò nonostante, se un proprietario viene accusato di aver molestato, con il suo impianto, il riposo del vicinato, egli deve dimostrare all’autorità giudiziaria di aver adottato ogni accorgimento per impedire tale molestia: per incorrere nel reato non è necessario che vi sia intenzionalità da parte del proprietario dell’impianto, ma è sufficiente la presunzione di una condotta negligente (sentenza 11 868 del 04.12.1995 Corte Cassazione).

Quindi non basta acquistare delle apparecchiature, costruite conformemente alle norme di buona tecnica, ma è necessario che il proprietario di un impianto antintrusione dimostri di aver adottato precauzioni idonee per bloccare l’emissione sonora disturbante (per esempio lasciando in evidenza il suo recapito o un recapito di un fiduciario in grado di intervenire tempestivamente) e che dimostri di aver fatto periodicamente controllare e manutenere l’impianto da un’azienda qualificata o meglio di aver provveduto a collegare il suo impianto ad un centro di pronto intervento autorizzato e di aver sottoscritto un contratto di manutenzione.